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martedì 13 maggio 2008

Comit: vediamo quest’altro conteggio


Anche questa nuova etichettatura delle onde vuole essere un argomento di discussione nel tentativo di capire la struttura rialzista dell’indice Comit durante questo trentennio.
Per definire e concludere l’impulso rappresentato dall’onda (III) Superciclo ho inserito una sotto-onda V tronca (truncated five), elemento questo che lo stesso Elliott definisce assai raro. Avremmo quindi trovato la sotto-onda mancante al completamento dell’impulso a cinque. Ora dobbiamo occuparci della sequenza successiva.
Fino all’onda II tutti d’accordo, credo. Il quesito che si pone ora e’ se il top (onda V) sia quello da me rappresentato con (x), oppure quello successivo da me contrassegnato per l’appunto da una V - l’onda IV descrivente una piatta estesa e’ plausibile, in quanto l’ultimo tratto ascendente (x) e’ un’onda a tre. Se mai, ci si può chiedere come mai l’onda V si sviluppi completamente al disotto della trendline di lunghissimo periodo? La risposta potrebbe essere data dal fatto che in un primo momento la retta tenne, anche in coincidenza del famoso 11 settembre, poi però dubbi, guerre in vista, incertezze, produssero il resto. Personalmente credo che considerato il tempo trascorso, un leggero spostamento della retta sia plausibile. Se mai c’e’ da chiedersi se il ciclo sia stato realmente completato? Personalmente ritengo di sì, e per un semplice motivo: perché me lo dice il conteggio. Altrimenti a che servirebbe contare?
A proposito di contare, vorrei proporre di mettere in parallelo quanto discusso oggi, con l’articolo del 7 maggio, sempre sul Comit, in cui si proponeva una salita composta da onde correttive, anziché impulsive.
L’ultima sequenza A-B da me descritta in quell’articolo si basa sull’ipotesi che il movimento rialzista di fondo possa essere ancora in essere, altrimenti sarebbe più corretto marcarle con I-II. E starebbe proprio qui la cosa sorprendente: nell’uno o l’altro caso (quello descritto oggi) l’eventuale discesa sarebbe perfettamente identica. Infatti, presunta giusta la conta attuale si scenderebbe con A-B-C; se invece fosse giusta quella del 7 maggio si scenderebbe con III-IV-V, essendo I-II già completate.
Che ve ne pare?

giovedì 8 maggio 2008

Nuovo record del Greggio sui mercati asiatici


Toccati i $124 al barile proprio stamattina sulle piazze asiatiche, viene da chiedersi dove andremo a finire?
Le ragioni che spingono così in alto i prezzi del Brent sono sostanzialmente due: la forte domanda e la mancata apertura delle scorte Usa ai mercati. Quanto potrà durare? Fino a quando farà comodo agli Americani.
Dal punto di vista tecnico, invece, notiamo che l’onda (5) di grado Primario, ancora in costruzione, si sta dirigendo verso il bordo superiore del canale ascendente che all’occasione transiterà sui $145.
Il superamento di quota 107, descritta nell’articolo del 1 aprile, ha prodotto l’accelerazione annunciata, dando il via ad una nuova fase speculativa. Oltretutto non si può escludere che l’attuale onda III Ciclo possa sfondare il bordo superiore del canale, cosa che andrebbe a deprimere ulteriormente gli altri mercati.
La MM a 1 anno ha sempre funzionato bene a sostegno dei momenti rialzisti, ed ora notiamo che le quotazioni tendono a staccarsi ulteriormente dalla stessa.
Per quanto concerne l’operatività su questo future, mi limiterei a mantenere le posizioni, alzando lo stop a 109,70 (Brent I scadenza).

mercoledì 7 maggio 2008

Davvero strana la lunga salita dell’indice Comit


Il grafico in scala logaritmica proposto mostra 35 anni di quotazioni dell’indice Comit, il massimo a mia disposizione, stretto parente dell’attuale S&P/Mib. Non so immaginare l’andamento dei prezzi prima del 1973, comunque sapendo che gli anni ‘60 furono quelli del miracolo economico, immagino che le quotazioni fossero ben più alte del picco del 73.
Quello che però e’ interessante, e’ che le sequenze rialziste dal minimo del ’78 sembrano essersi formate a seguito di onde a tre, anziché a cinque: correzioni invece di impulsi. Ciononostante si e’ passati dal minimo di 55 pt. fino a toccare nel 2000 i 2182 pt.
Inutile dire di aver provato in tutti i modi di assegnare a questi movimenti un’etichettatura che mostrasse un moto impulsivo a giustificazione dei rialzi: ebbene, non mi e’ riuscito. Poi, l’idea, che Elliott stesso suggerisce proprio nell’esposizione iniziale del suo schema: il principio, e quindi lo schema delle onde e’ valido in entrambi i sensi. Ho poi provveduto ad invertire la scala dei prezzi, capovolgendo perciò il grafico, e tutto e’ apparso più chiaro.
Il risultato e’ quello che compare in figura, in cui ho riprodotto solo i due gradi maggiori Ciclo e Superciclo. E’ stata anche aggiunta una MM a 2 anni che sostiene bene i prezzi fino al loro punto di svolta, ad eccezione del punto X negli anni ‘94/’96, dove la stessa si appiattisce. La sua perforazione ha sempre originato una inversione del trend Ciclo, ed altrettanto pare essere avvenuto a partire da novembre scorso. A tale proposito si intravede una certa similitudine a quanto accaduto nella sotto-onda B di (X): allora, la C che ne seguì scese molto al disotto del minimo precedente.
Infine solo un’annotazione: se davvero (Y) e’ il top del movimento, allora per lo schema elliottiano la A e la B successivi sarebbero in realtà una I e una II. Tradotto, scenderemmo in cinque anziche’ in tre.
Più che di pronostici, che in casi come questo necessitano di anni per essere confermati, sarei interessato ad un punto di vista dei lettori sul loro modo di vedere le varie fasi dell’intero periodo, proponendo pertanto conteggi alternativi a quello da me suggerito.

Riesaminiamo la situazione dell’ S&P500


L’ennesimo recupero dell’ S&P500 induce a riflettere sulla situazione di medio-lungo periodo di quest’indice. Esso infatti, si riporta al disopra della MM a 1 anno, che sta per rigirarsi positivamente.
Il fatto spinge a riesaminare la situazione del conteggio delle onde che hanno accompagnato la lunga fase rialzista. La sequenza lunga e ripetitiva, sino alla monotonia, mi fa supporre ad un’unica forte onda III, che potrebbe aver trovato il top o nel luglio 2007, o nell’ottobre successivo.
Nel primo caso infatti, avremmo il movimento successivo assimilabile ad un’onda piatta (piatta estesa), marcata con a-b-c, e perciò chiusa (onda IV).
Nel secondo caso, spostando il top dell’onda sul punto b, avremmo un’onda a in vece della c, così che il rimbalzo in corso sarebbe da identificare come onda b, cui seguirebbe un nuovo affondo c con minimo inferiore al precedente (1256).
La MM lunga non aiuta molto perché per tutto il processo rialzista e’ stata interessata più volte, anche se di poco, smentendo poi il segnale. In occasione dell’onda a, l’azione si e’ rivelata un vero e proprio whipsaw (falso segnale) con le quotazioni che si sono subito riprese. Un pullback di conferma al disopra della MM, comunque, mi farebbe ritenere conclusa la correzione, aprendo la strada all’onda V.

giovedì 3 aprile 2008

Il Brent al termine della corsa?

Nell’intervento del 20 febbraio scorso, si paventava l’ipotesi di un superamento di quota $100 al barile del petrolio. La grafica conferma appieno il raggiungimento dell’obbiettivo.
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Dall’inizio del 2007 le quotazioni del brent si sono impennate, sostenute da una MM ad 1 anno che sale molto rapidamente. Più o meno similmente, anche l’evolvente logaritmica sostiene il ripido trend nei momenti di correzione, ed il grafico mostra abbastanza distintamente le cinque sotto-onde dell’impulso – l’ultima ancora informazione.
Le sotto-onde 1 e 3 sono simili, per cui la 5, in cui ci troviamo, o e’ giunta di già al livello massimo, o andrà ad estendersi ulteriormente risalendo ben al disopra dei prezzi visti. Il superamento di quota 107 aprirebbe la strada ad ulteriori rialzi, dando vita all’estensione ipotizzata, mentre al contrario il cedimento di quota 98 prima, e di 95 poi, rappresenterebbe il segnale di un ridimensionamento della spinta rialzista, che condurrebbe a sondare il supporto di medio periodo a $87/86.50, area determinante al disotto della quale si aprirebbe una voragine ribassista – in questo caso auspicabile. Attenzione quindi all’evoluzione dei prezzi delle prossime settimane, che grazie all’accelerazione impressa in questi ultimi tempi, ci rivelerà le vere intenzioni del mercato del petrolio.

domenica 30 marzo 2008

Elliott e l’ Euro

La situazione attuale dell’euro nei confronti del dollaro americano non e’ dissimile da quella descritta nell’articolo del 21 marzo scorso. Si e’ solo spostato il conteggio delle onde in maniera più adeguata rispetto alla personalità delle onde stesse.
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A partire dalla metà del 2006 le quotazioni dell’euro, dopo aver toccato la MM ad 1 anno, sono proseguite al rialzo staccandosi da essa ed accelerando con decisione verso l’alto. Considerata terminata la correzione sul finire del 2005 con l’onda II (oppure B) di grado Ciclo, da allora si e’ assistito ad una ripresa inizialmente piuttosto timida, dati i livelli abbastanza alti raggiunti, circa 1,30 rispetto al dollaro; poi la svolta, o meglio la conferma: il movimento diventa fortemente speculativo (allontanamento dalla MM di lungo periodo) ed assume un andamento parabolico, tipico in queste fasi. Questo conferisce al tutto un senso di omogeneità riconducibile quindi ad una sola unica onda.
La lunga onda III (o C) di grado superiore Ciclo e’ identificabile come una estensione della cinque di grado inferiore (Primario), infatti in quest’ultima sono distinguibili le tipiche nove sotto-onde di grado Intermedio, che hanno formato la sotto-onda 3 (verde). Ci troveremmo pertanto nello stadio di accelerazione dato dall’avvento della sotto-onda 5, che però va detto, alla fine potrebbe rivelarsi essere ugualmente parte integrante della 3. Detto in altre parole, l’attuale sotto-onda 5 potrebbe ancora essere un’ulteriore estensione della 3, che vedrebbe al suo interno 13 sub-onde anziché 9.
Qualunque delle due eventualità si rivelasse corretta, avremo per i prossimi mesi un ennesimo rafforzamento dell’euro. L’incremento del +2,46% del valore della moneta europea durante la settimana avalla quanto finora discusso.

domenica 23 marzo 2008

Continuerà la corsa dell’ Euro?

Dopo un minimo attorno a 0,83 raggiunto intorno alla fine del 2000, l’euro ha iniziato a risalire rispetto al dollaro americano fino a toccare in due forti strappate quota 1,59. Il primo strappo lo portò a registrare 1,29 pt. a fine 2003, cui seguirono due anni di consolidamento in cui furono toccati valori anche più alti, come ad esempio a fine 2004 in cui l’euro arrivò a 1,36. Poi dopo l’ultimo assestamento che riportò l’euro a 1,17 questo riprese a salire fino a registrare i recenti 1,59.
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La sequenza descritta attraverso l’analisi elliottiana vede il primo impulso (onda I oppure A) terminato. Attualmente le quotazioni della moneta europea corrono lungo l’onda III (o C), e la struttura che si sta componendo pare indicare che il movimento ascendente sia prossimo ad esaurirsi [sotto-onda (5)] per far posto ad un’onda IV, o nell’ipotesi che l’ultima salita risultasse una C, ad un’inversione di tendenza.
L’andamento parabolico che sta assumendo l’euro lascia supporre che il conteggio adottato possa essere suscettibile di ritocchi, non essendo esclusa la possibilità che la sotto-onda (3) sia tutt’altro che finita. Dico questo perché generalmente la terza onda di un grado qualsiasi e’ abbastanza lunga, e l’attuale (l’onda III) non e’ così poderosa, per ora. Nel caso si trattasse invece di una C, sarebbe tutto abbastanza normale e probabilmente ci staremmo avvicinando al capolinea.
Trattandosi di monete, suscettibili nelle loro fluttuazioni a fenomeni derivanti da manovre finanziarie adottate da banche centrali, in grado di determinare forti e improvvisi cambiamenti, verrebbe da pensare che alla fine il loro valore dovrebbe tornare a livelli ritenuti più equilibrati, diciamo attorno alla parità. Tuttavia l’analisi delle onde contrasta con quest’ipotesi abbastanza sensata, e l’ MACD in basso nel grafico indica un’ulteriore crescita dell’euro, tant’e che non compaiono ancora divergenze tra di esso ed i prezzi. Certo che se così fosse, il rapporto euro/dollaro raggiungerebbe livelli impensabili allo stato attuale. Nelle analisi di medio-lungo periodo, infatti, le divergenze rivestono una certa importanza perché rivelano in anticipo l’indebolimento della tendenza. Il primo obbiettivo di 1,585 e’ già stato toccato, ma quello più consono ad un’onda III sarebbe situato a 2,06 più o meno entro la metà del 2010. Ovviamente si tratta di proiezioni di rette che tendono a questi dati. Comunque, proprio da quota 1,59 toccati in settimana sembra iniziata la correzione dell’euro, che potrebbe rivelarsi però un semplice pullback.

martedì 18 marzo 2008

Xinhua China. Forse il rimbalzo e’ imminente.

In un articolo sull’ ETF iShares Ftse Xinhua China dello scorso settembre 2007 si discuteva sulle ulteriori possibilità rialziste dell’indice sottostante (Xinhua China 25). Infatti da allora sino al 2 novembre, i prezzi realizzavano i seguenti record settimanali: +9,49%; +2,70%; +7,02%; +3,55%; +0,18%; +0,56%. Poi, la debacle. Dopo aver toccato un massimo a 31439, le quotazioni sono scese velocemente sino al minimo di lunedì, segnando in chiusura 18184.
L’ ETF sottostante fu segnalato in quel periodo, quando valeva 120 pt. Esso si produsse in un massimo a 143, per finire dove e’ ora a 75. In realtà se ne era discusso l’anno prima, ovvero nel settembre del 2006, quando l’ ETF aveva a che fare con una piccola resistenza a 62 pt. L’indice in quel periodo valeva 12000 pt. Ne fece di strada da allora. Il titolo dell’articolo diceva: “Ancora conveniente la Cina?”
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Nell’analisi di oggi vogliamo solo cercare di capire quando e dove i prezzi potrebbero tornare a salire. A tale scopo si sono tracciate le ormai consuete evolventi logaritmiche, passanti per i punti più significativi del grafico. Tali curve rivelano due probabili obiettivi di riferimento per eventuali nuovi acquisti. Il primo, più rischioso, e’ imminente, e si colloca attorno ai 17500 pt. – come e’ ovvio ci si dovrà accertare della tenuta di quell’area; il secondo, più affidabile, lo troviamo pressappoco a 14000.
Come strategia, il livello di 17500 dovrebbe essere sfruttato con l’idea di un rimbalzo tecnico di medio periodo, avente per obbiettivo una fascia di prezzo fra 23000 e 26000. D’altro canto, la reazione che dovesse scaturire dalla zona dei 14000 pt. avrebbe come target i livelli di 20700 e 24800. Quest’ultima reazione, in realtà, potrebbe rappresentare la ripresa della fase rialzista: fine di onda IV e inizio di onda V, entrambi di grado superiore (Ciclo).
Nell’etichettare l’evoluzioni delle varie onde, si e’ attribuito ai momenti topici il conteggio I-II-III; in realtà si poteva anche marcare III-IV-V, tanto la discesa attuale, che sia un’onda IV o una zigzag A-B-C susseguente un’onda finale V, avrebbero ugualmente lo stesso obbiettivo dato dal supporto formato dalla sotto-onda (4) di grado Intermedio (verde) che si va ad incrociare con l’evolvente rossa. Il trascorrere del tempo muterà i riferimenti indicati, ma non di molto. L’ostacolo più duro si colloca attualmente sui 21000 pt. dove transita la MM a 12 mesi, che sta per essere bucata al ribasso da quella a 3 mesi.

martedì 11 marzo 2008

S&P500: e’ la fine di un ciclo..?

Nel grafico a barre mensili dell’ S&P500 ho riportato un periodo abbastanza lungo, che parte da un minimo prodottosi nel 1982, in cui furono registrati 102 pt. Da allora e’ storia: attraverso varie vicissitudini i prezzi arrivarono a segnare nel 2000 quota 1552, da cui iniziò un vero e proprio crollo terminato col minimo del 2002 a quota 768. Quindi la recente risalita conclusasi nell’ottobre 2007, in cui i prezzi raggiunsero i 1576 pt. massimo assoluto.
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Sono proprio questi 24 pt. in più che mi spingono a parlare della teoria di Sperandeo, un famoso trader americano, secondo cui ogni volta che si assiste alla formazione di un doppio massimo lievemente superiore al precedente, come in questo caso, se la trendline di sostegno alle quotazioni viene bucata, si determinerà un’inversione di tendenza.
I momenti topici del fenomeno sono tre, da cui l’ 1-2-3 di Sperandeo:
- il punto 1) e’ la formazione del secondo massimo - in questo caso l’arretramento dei prezzi dopo il top di 1576;
- il punto 2) e’ il momento in cui la trendline che unisce i due minimi più estremi – ma non necessariamente più significativi – viene perforata;
- il punto 3) e’ l’istante decisivo, ossia la verifica del supporto statico – in questo caso il livello di 768 – che allo stato attuale appare impensabile.
Faccio notare che al momento i primi due requisiti si sono verificati. Per il terzo ci vorrà tempo, e considerata la presenza in quei paraggi di una trendline fortissima che continua a salire, si potrebbe verificare che nel momento definitivo trend e supporto coincidano a formare un incrocio pressoché invalicabile, almeno al primo urto. Ma questo ai posteri.
Ciò che invece appare possibile e’ il declino dei prezzi verso 768, che sembra l’obbiettivo naturale della struttura in formazione. Una conferma ci viene anche dalle medie mobili di lunghissimo periodo (a 2 anni e a 4 anni), ambedue perforate al ribasso - quella a 4 anni in coincidenza con la rottura della trendline. Quello che avverrà al punto 3 poco importa, perché lontano nel tempo, ma da oggi a quel momento ci sono 500 pt. da difendere, e a parte qualche rimbalzo di medio periodo, e’ abbastanza probabile che l’obbiettivo (punto 3) venga raggiunto.

sabato 9 febbraio 2008

Continua l’oscillazione delle Euro


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La rottura del bordo superiore del canale convergente, avvenuta nello scorso autunno, ha spinto i prezzi fino alla soglia psicologica di 1,50 del cambio Euro/USD. I due successivi tentativi hanno fallito di sopravanzare la massima vetta, ed ora il mercato attende la moneta europea al test del supporto in area 1,43.
Tale supporto e’ abbastanza attendibile a causa del passaggio in questo territorio del bordo superiore del canale rialzista, e per l’appoggio statico creato dalle correzioni precedenti. Solitamente l’incrocio di questi due elementi rende più probabile la tenuta di tali livelli, per cui non escluderei un ennesimo tentativo di sondaggio della massima resistenza, che però stavolta potrebbe essere superata.
Al contrario la perdita di 1,43 dimostrerebbe l’abbandono della speranza di ulteriori apprezzamenti della moneta europea, con conseguente accelerazione verso 1.40, punto di transito della trendline rialzista.
Al momento le due circostanze hanno pari probabilità di materializzarsi, anche se forse quella di un ulteriore tentativo di rimbalzo pare più in linea con la tendenza in corso. Non si dovrà attendere a lungo per conoscere la risposta a questo quesito.

sabato 2 febbraio 2008

Decisivo il supporto di 1270 per l’ S&P500


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Mentre l’ S&P/MIB continua il consolidamento, getterei uno sguardo sull’indice americano S&P500, che tutti copiano, così da avere un’idea di come andranno a finire le cose.
Il periodo preso in esame parte dall’agosto ’82. Dal suo minimo e da quello del 1987 sono state tracciate due rette parallele (logaritmiche), che la distorsione spazio temporale del grafico lineare mostra come due curve: in realtà esse mantengono sempre la stessa distanza percentuale. Notare come la parallela blu superiore abbia dapprima sostenuto l’intera fase rialzista, e successivamente, una volta bucata, abbia respinto i diversi tentativi dei prezzi a sopravanzarla. Questo fatto lascia supporre che la fase precedente sia definitivamente terminata, e che il rialzo di questi anni sia solo una reazione più forte del consentito (doppio massimo). Osservare infatti come il forte incrocio prodotto dalla massima resistenza ed il passaggio della curva blu abbia respinto energicamente i prezzi fino alla sottostante e decisiva trendline. E’ proprio questa che ha prodotto il rimbalzo in corso – il taglio dei tassi e’ solo una coincidenza: la reazione era già iniziata. Sul grafico compaiono anche due MM di lungo periodo: ad 1 anno (verde) e a 2 anni (rossa). Il recupero di questi giorni ha condotto le quotazioni a ridosso della MM a 2 anni, che in precedenza e’ stata un importante punto di riferimento. Al di sopra, verso i 1450 pt. transita l’altra MM a 1 anno, altro importante elemento per valutare la fine o meno della discesa.
Allo stato attuale il breve rally in atto e’ assimilabile ad un pullback di controllo dell’area di resistenza fra 1400 e 1450. Un’eventuale ricaduta andrebbe ad interessare nuovamente il bordo inferiore della curva, la cui rottura avrebbe esiti drammatici. Per ora l’indice ha limitato la sua perdita ad una massimo del –19.41%, che potrebbe non essere sufficiente a riequilibrare i prezzi; pertanto attenzione ai falsi segnali che potrebbero emergere in questa fase di recupero, probabilmente dando luogo ad un attività laterale dei prezzi con susseguenti indicazioni contraddittorie. Solo un ritorno stabile al disopra di area 1400 ~ 1450 pt. allontanerebbe il timore di ulteriori ricadute.

giovedì 24 gennaio 2008

Pullback


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Riprendiamo il discorso aperto la scorsa settimana sull’ indice americano S&P500. Proprio ieri, mercoledì, ha eseguito un buon rimbalzo (+2,14%). Nella grafica lo si e’ riprodotto con barre a cadenza settimanale, e vi e’ stata tracciata una trendline di lunghissimo periodo tirata da un importante minimo dell’agosto 1982, e passante per il recente minimo del marzo 2003 (retta blu). Come si vede le quotazioni, dopo una leggera scalfittura della retta di sostegno, hanno reagito immediatamente, lasciando supporre una ripresa del trend primario (rialzista).
Tutto e’ possibile in borsa, però stavolta vi sono elementi che contrastano con questa eventualità, almeno secondo la mia opinione: alcuni sono di natura intuitiva, ad esempio il crollo a livello mondiale degli indici e il temuto slittamento verso la recessione; altri di natura tecnica, come la rottura dell’importante MM ad 1 anno (verde), che in passato ha sempre determinato un’inversione della tendenza primaria in accordo con la durata del ciclo.
La reazione in corso e’ per ora assimilabile ad un normale rimbalzo tecnico (pullback), che di solito segue al breakout di un supporto. Ad ogni modo, anche se il trend positivo dovesse riprendere, le metodologie sin qui utilizzate saranno in grado di ricollocarci sul binario giusto per salire nuovamente sul treno del rialzo.
Un primo segnale avverrebbe al superamento della MM verde, che attualmente transita a 1420 e che rappresenta l’obbiettivo del rimbalzo. Successivamente la conferma avverrebbe al superamento della trendline ribassista di nuova formazione, pressappoco attorno a 1450 pt. Va da sé che il cedimento di 1270 produrrebbe un’accelerazione verso l’area sottostante a 1200 pt. Tenere a mente quanto detto e non lasciarsi influenzare da movimenti contraddittori di breve periodo.

giovedì 17 gennaio 2008

S&P500: crollo o ripresa?


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Poiché le borse europee copiano gli indici americani, in particolare l’ S&P500 (il più importante), sarebbe opportuno dare un’occhiata alla situazione di quest’ultimo, onde trarre ognuno le proprie conclusioni.
L’analisi e’ molto semplice e schematica: sono state tracciate due trendlines fondamentali: una passante per i minimi del marzo 2003 e del giugno 2006, e l’altra (blu) tirata dal minimo del luglio 2003 e anch’essa passante per il minimo del giugno 2006; e’ stata anche aggiunta una MM a due anni, che si e’ dimostrata molto puntuale durante l’intero stadio ascensionale, snodandosi a sostituire ora l’una ora l’altra trendline. Le frecce stanno ad indicare i rimbalzi che la retta più lunga ha prodotto – notare come in questo caso la MM, che prima si accoppiava alla retta blu, si sia portata a sostegno della nera.
Il 4 gennaio di quest’anno la forte retta di tendenza e’ stata bucata al ribasso, ed insieme ad essa anche la solida MM a due anni. Questo fatto in analisi tecnica riveste un’enorme importanza, in quanto indica la fine di un movimento direzionale, e quindi di un ciclo. La sola possibilità che questo episodio si riveli un whipsaw (abbaglio) e’ che la nuova retta blu respinga con decisione i prezzi, possibilmente al disopra e della media mobile e dei 1450 pt. per cui transita un letale incrocio di rette. Ad ogni modo, fintantoché i prezzi non scenderanno sotto quota 1360 si assisterà ad una continuazione della fase d’incertezza: ripresa o solo pullback?
L’obbiettivo naturale, in caso di cedimento di tutto l’impianto illustrato, si pone a 1220 pt. sui quali e’ stata tracciata una retta di supporto. Da aggiungere infine che entrambi i Sistemi Esperti di medio e di lungo periodo sono al ribasso, rispettivamente da novembre e da gennaio.

mercoledì 2 gennaio 2008

Euro-USD. Inizio di una fase laterale, oppure..?


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Il 2007 si e’ chiuso con la moneta europea attorno ai massimi rispetto a quella americana. Ed ora, viene da chiedersi, che succederà..?
Nessuno può affermare con certezza di avere la soluzione a questo genere di domande, tuttavia si possono azzardare delle valutazioni di tipo statistico, che spesso trovano poi la loro conferma. Credo che gli studi di Elliott su questa materia siano i piu` indicati per risolvere questo quesito; infatti essi esaminano in particolare le tendenze, e quindi possono prospettare quanto a lungo un movimento direzionale possa durare.
Quella riportata in figura illustra il secondo strappo rialzista partito a fine 2005, una volta conclusasi la correzione dell’onda (2) o (B) precedente. Di conseguenza, ora ci troveremmo in piena onda (3) o (C) di pari grado, in questo caso Primario.
La struttura evidenzia l’estensione dell’ultima onda (5) di grado Intermedio (extension three), che sembra voler consolidare i livelli fin qui raggiunti scaricando gli eccessi attraverso la sotto-onda 4, in formazione e ancora da definire. Al termine di questa fase, verosimilmente le quotazioni si porteranno al disopra di 1,50 dollari, livello che finora ha resistito alla spinta rialzista dell’euro.
Questa ovviamente e’ la previsione derivante dall’analisi elliottiana, che seguendo precise regole e linee-guida, ammonisce che il forte trend in essere e’ ancora lungi dall’esaurirsi, tant’e’ che se l’euro dovesse ripartire in tempi brevi il grafico assumerebbe l’aspetto parabolico tipico dei momenti di forte speculazione.
I primi segnali di debolezza comparirebbero al cedimento del supporto di 1.43, che al momento appare solido, mentre il rischio di un’inversione della tendenza si avrebbe solo sotto l’area degli 1,40.
Le oscillazioni delle valute dipendono principalmente dalle politiche monetarie adottate dalle Banche Centrali, tuttavia sino ad ora questa teoria si e’ ben prestata all’elaborazione di strategie per il medio-lungo periodo.